Una storiella narra di un mulo che ogni giorno percorreva lo stesso tragitto per raggiungere una baita in montagna con in groppa un carico di legna. Una mattina, sul sentiero, il mulo si imbatté sul tronco di un albero che era stato abbattuto da un fulmine la sera prima, ostruendo il suo passaggio abituale. Anziché fermarsi e aggirare l’ostacolo, il mulo tentò di farsi strada assestando una bella testata al tronco. Non ottenendo alcun risultato, il mulo si intestardì ancora di più, battendo testate sempre più forti, prendendo via via una rincorsa maggiore e, testata dopo testata, potete immaginare quale sia il finale della storia, tutt’altro che a lieto fine!

A volte, per dei limiti personali, oppure per “economizzare sulle risorse mentali”, tendiamo a mettere in atto delle tentate soluzioni ridondanti, ovvero dei tentativi di risoluzione che in passato si sono rivelati efficaci, ma che nel presente non funzionano perché le circostanze sono cambiate e anche noi non siamo più gli stessi di allora! Ma siccome un tempo hanno funzionato, continuiamo imperterriti a voler risolvere il problema con la stessa modalità. Già, non sempre la costanza premia!

In altri casi, invece, utilizziamo la stessa strategia rivelatasi spesso vincente perché il problema ci sembra apparentemente simile. Per l’appunto, è simile solo in apparenza! E sono proprio quelle piccole differenze che ci fregano! Si tratta di un processo definito generalizzazione, ovvero tendiamo, per associazione, a trasformare i nostri successi in schemi replicabili.

Sovente poi, mettiamo in atto delle strategie non tanto perché abbiano mai funzionato, quanto piuttosto perché siamo convinti che siano quelle giuste, l’unica modalità possibile o la più adeguata per risolvere il nostro problema. Eppure non funziona, il problema persiste, si complica. Allora ci intestardiamo ancora di più, siamo convinti che non funzionino perché non ci siamo impegnati abbastanza, oppure perché serve più tempo affinché producano gli effetti sperati, o ancora siamo convinti che dobbiamo insistere, fare ancora meglio, valutare più a fondo la situazione e perseverare.

In tutti questi casi, ci comportiamo come il più cocciuto dei muli! Non perché siamo stupidi, ma perché è la nostra natura!

Qualsiasi organismo vivente, tende a mantenere la propria omeostasi, il proprio equilibrio, resistendo al cambiamento, e ciò avviene in tutti i sistemi, dal più semplice, come l’ameba, al più complesso, come l’essere umano. Fortunatamente l’uomo, a differenza dell’ameba, può imparare a riconoscere e modificare i propri comportamenti disfunzionali, superando la naturale resistenza al cambiamento.

Nella psicoterapia breve strategica, i tentativi fallimentari messi in atto dalle persone vengono definiti Tentate Soluzioni disfunzionali. L’individuazione di questi tentativi disfunzionali permette al terapeuta di indagare non solo come funziona il problema, ma come questo si sia mantenuto ed esasperato nel tempo. L’obiettivo principale dell’intervento strategico è, infatti, quello di interrompere il circolo vizioso che si è venuto a creare tra le tentate soluzioni e la persistenza del problema mediante specifiche indicazioni terapeutiche in grado di sovvertire l’equilibrio patogeno del sistema. Se si riesce a bloccare tutti i tentativi infruttuosi responsabili della persistenza del problema, infatti, è probabile che questo svanisca rapidamente. Il terapeuta guiderà la persona a sostituire le tentate soluzioni disfunzionali con strategie funzionali in grado di ristabilire un equilibrio stabile.

La prossima volta che ti troverai ad affrontare un problema, prova a sostituire le 3 usuali strategie fallimentari con 3 strategie produttive:

1) Ricorda che ogni soluzione deve essere adattata al problema attuale, per cui anche se viene utilizzata una strategia che ha funzionato in passato questa deve essere necessariamente adeguata al presente!

2) Se una strategia, una volta applicata, non porta entro breve tempo a risultati desiderati va modificata o sostituita con una più funzionale.

3) La terza strategia è più particolare, si rifà alla filosofia orientale e va messa in atto personalmente per scoprirne tutte le sue potenzialità:

un antico stratagemma orientale recita: se vuoi drizzare qualcosa, impara prima tutti i modi per storcerla di più. Ti sembrerà strano, ma conoscere tutti i modi che, senza volerlo, ci hanno portato a fallire, ci aiuta ad individuare, paradossalmente, quali siano le modalità più funzionali ed efficaci per la risoluzione del nostro problema. Inoltre, crea in noi una forte avversione verso le modalità che riconosciamo come fallimentari, portandoci a metterle sempre meno in atto, anche quando ci sembrano “automatiche” o “involontarie” (“lo so che è sbagliato, vorrei fare diversamente ma non ci riesco!”). Prova a porti una domanda apparentemente folle, come chiederti quali sono tutti i modi per poter peggiorare il problema o la situazione che stai affrontando anziché migliorarlo. A volte, costringere la propria mente ad andare in senso inverso rispetto a ciò che siamo abituati a fare può avere effetti incredibili e inaspettati.

Lo sapevano bene Leonardo da Vinci, Thomas Edison e altri grandi pensatori che utilizzarono questo metodo per spingere la loro mente oltre!