Lutto

“Quando perdi una persona davvero importante, piuttosto che pensare alla sfortuna di averla perduta, pensa alla fortuna di averla avuta” Giorgio Nardone

La morte è una delle paure più ancestrali e radicate negli esseri umani; è ciò che accomuna tutti, attraverso i tempi, la cultura, i luoghi. In tutte le epoche, ogni popolo ha sviluppato i suoi rituali per “esorcizzare” la morte, allontanarla o accoglierla.

Negli ultimi decenni, la morte è divenuta uno dei maggiori tabù della nostra società: una parola impronunciabile, nefasta, bandita dalle nostre case, occultata agli occhi dei bambini, esclusa dalle nostre vite.

L’incontro con la morte lascia sempre un po’ scossi, indifesi, impotenti; ma è la morte di un altro significativo che evoca i vissuti più dolorosi.

E così, ogni individuo, entra in contatto con la morte e ne prende consapevolezza solo quando questa dimensione irrompe nella sua vita, a volte avvicinandosi via via in punta di piedi, altre, entrando in casa come una folata di vento gelido che paralizza, altre ancora, come un uragano in grado di spazzare via tutto.

È necessario chiarire che il lutto non è una malattia da curare né un problema da risolvere, ma una condizione ineluttabile della nostra esistenza con la quale, prima o poi, ognuno di noi si ritrova a confrontarsi. Tutti siamo bio-psicologicamente dotati della capacità di affrontare  il dolore per la perdita di una persona cara, ma ognuno ha i propri modi e i propri tempi nell’elaborare il lutto che spesso differiscono profondamente da individuo a individuo: c’è chi si abbandona al dolore e chi , sentendosi sopraffare, se lo nega; c’è chi piange tutte le lacrime, anche quelle che non ha, e chi non riesce a piangere e giorno dopo giorno muore dentro, in silenzio, nell’ombra; c’è chi non può fare a meno di parlare del proprio caro che se n’è andato, per tenerlo in vita attraverso i ricordi, e chi non trova alcuna parola in grado di esprimere l’immenso dolore provato e si chiude in sé stesso, in un isolamento senza storia e senza tempo. 

Nonostante l’elaborazione del lutto sia un processo complesso, che avviene  in modo del tutto soggettivo, si tende a definire “lutto fisiologico quell’arco di tempo di circa un anno, successivo all’evento luttuoso, durante il quale sussiste una condizione emotiva particolare e del tutto naturale caratterizzata da dolore, tristezza, torpore, apatia, derealizzazione, depersonalizzazione, vissuti depressivi, di rabbia, colpa, inadeguatezza, incapacità di accettazione, impossibilità di andare avanti o desiderio di morte.

Si parla di “lutto complicato o “patologico quando il processo si prolunga nel tempo senza possibilità di ripresa, si blocca senza riuscire ad evolvere, quando il dolore viene negato o la persona non riesce a concederselo, quando compaiono sintomi più gravi e invalidanti quali depressione, tentativi di suicidio, isolamento sociale.

In tutti questi casi, può essere necessario l’aiuto mirato di un esperto, in grado di accompagnare e sostenere la persona durante il processo di elaborazione, attraverso le varie fasi, e guidandolo in un percorso che rispetti la sua personale modalità nel confrontarsi con la morte.