Disturbo ossessivo

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“Taluni hanno sventure; altri ossessioni. Quali sono maggiormente da compiangere?” Emil Cioran

Il disturbo ossessivo è caratterizzato dalla persistente presenza di pensieri, come parole o immagini, ricorrenti e intrusivi, che si presentano involontariamente nella mente, turbando la tranquillità della persona, la quale rimugina costantemente su questi pensieri oppure cerca di scacciarli, col risultato che più tenta di non pensarci e più ci pensa. Perché si sa, pensare di non pensare è già pensare!

Rispetto al disturbo ossessivo compulsivo, in cui la persona mette in atto dei rituali (azioni o pensieri consistenti in immagini, parole) per sedare l’ansia, nel disturbo ossessivo il pensiero non ha una funzione specifica ma è fine a sé stesso.  Le rimuginazioni o pensieri possono essere più o meno sempre gli stessi oppure cambiare nel tempo; possono essere generalizzati o riferiti prevalentemente a certi ambiti; possono essere più o meno costanti durante la giornata o sopraggiungere in momenti in cui non c’entrano nulla con ciò che si sta facendo, nonostante possa esserci una minima correlazione con la realtà (es. “Non riesco a concentrarmi, è la prova che il mio cervello si sta logorando”). Possono originarsi a partire da un dubbio bizzarro, irragionevole (“E se avessi investito qualcuno con la macchina senza accorgermene?”) o una domanda (“Potrei far del male ai miei figli?”). La persona può limitarsi a rimuginare costantemente su questi pensieri oppure tentare di razionalizzarli entrando in una spirale di domande e risposte senza via d’uscita come accade nel dubbio patologico.

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Come afferma Giorgio Nardone “Il dubbio è il trampolino di lancio del pensiero creativo, ma al tempo stesso è la molla del pensiero ossessivo” 

Quali sono i tentativi compiuti dall’individuo per liberarsi dalle ossessioni?

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– Tentativo di controllo: prova a scacciare i pensieri, non pensarci, distrarsi, col risultato che più cerca di controllarle più le ossessioni controllano lui.

Razionalizzare, rimuginare: tentativo di riportare ad un piano logico e irrazionale qualcosa di illogico. Se l’ossessione consiste in una domanda, il più delle volte indecidibile (es. morirò giovane? È la persona giusta per me?) e la persona inizia a rispondere entrando in un circolo vizioso di domande e risposte, in questo caso si è difronte a un dubbio patologico.

Compulsioni: la persona può iniziare a mettere in atto dei rituali per scacciare i pensieri (es. fare una doccia fredda tutte le volte che subentrano i pensieri, o visualizzare un’immagine “positiva” che scacci quelle “negative”); in questo caso si è strutturato un disturbo ossessivo compulsivo.

Parlarne: per placare l’ansia, ricevere rassicurazioni esterne, col risultato che più si tenta di convincere la persona che si tratta di una preoccupazione inesistente o un dubbio irrazionale, più queste acquistano importanza. Il semplice fatto di parlarne ne rende legittima l’esistenza.